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Dal giovane editore XII - etichetta indipendente e no profit dalle interessanti peculiarità - ci giunge notizia di alcune pubblicazioni potenzialmente appetibili dagli appassionati di narrativa horror e dark. La prima di queste è Abattoir, antologia di racconti che la quarta di copertina descrive come: "Undici gioielli scuri. Undici storie eleganti e terribili. Un viaggio allucinante nei territori dell’incubo, dove sarete condotti per mano dal burattinaio nero: Ian Delacroix"
Abattoir è la terza raccolta di racconti di Ian Delacroix - autore nato a Sesto San Giovanni (Milano), città dove risiede - pubblicata da Edizioni XII. Qui di seguito vi riportiamo alcuni assaggi dei racconti presenti nella antologia, per vedere se soddisfano o no il vostro palato prima dell'eventuale acquisto:
Da L’Oratorio di Natale In periferia i colori sembravano sempre più scuri. Il grigio dilagava dalle vecchie case inglobando il cielo, la spazzatura invadeva la strada e i marciapiedi. In quei giorni di festa l’immondizia si accumulava in pesanti sacchi neri ai margini degli edifici, e i camioncini della nettezza urbana non passavano per le vie. Anche loro erano in vacanza. Thomas, come ogni anno a Natale, passeggiava per le strade deserte. La città era una farfalla morta. Decine di migliaia di individui erano ammassati come formiche nei palazzi, intenti a celebrare il rito della famiglia e del focolare. Si potevano intuire dietro le finestre e le tende tirate, nei riflessi dei vetri o nell’eco di una risata. Un freddo pungente gli penetrò nelle ossa. Si strinse nelle falde del cappotto e nel conforto della sciarpa di lana. Non aveva voglia di tornare nell’appartamento deserto, non ancora. Quella passeggiata ormai costituiva un rito per lui. La sua liturgia personale. Non c’era l’ombra di una macchina per le strade, solo pesanti carcasse che si ammassavano nei posteggi e sui marciapiedi, dove i vigili chiudevano sempre un occhio. Un cane randagio si muoveva infreddolito tra i sacchi di spazzatura. Thomas valutò l’idea di andare al parco. Non era ancora nevicato durante l’anno, ma quella mattina, quando la città si era svegliata più tardi del solito aveva trovato ad accoglierla una sottile striscia di nebbia, più una bruma invernale che vera nebbia, che non era ancora andata via. I filari di alberi sarebbero apparsi suggestivi in quella cornice, anche senza la spruzzata di bianco dell’anno precedente. Avrebbe dovuto portare la macchina fotografica con sé, pensò con colpevole ritardo. Sulla facciata della chiesa pendevano festoni e luminarie. Le luci di un presepe riverberavano all’ingresso. Thomas si allontanò, aggiustandosi gli occhiali dalla pesante montatura. Non aveva voglia di guardare il presepe, quella composizione gli ricordava l’infanzia, e richiamava alla mente associazioni mentali per nulla piacevoli. Il cane si agitò tra la spazzatura. Una sagoma scura uscì dalla porta laterale della chiesa, simile a un’apparizione spettrale. Thomas la fissò per un istante, sorpreso. Quando la mise a fuoco, rise di se stesso: era solo una vecchia perpetua avvolta in un lacero soprabito grigio. Anche la pelle del viso appariva grigia da quella distanza. La donna si guardò attorno per un attimo, poi sembrò puntare nella sua direzione. Rimase a osservarla senza capire. Quando comprese che la donna stava per raggiungerlo, si accorse che ormai troppo tardi per allontanarsi senza essere scortese. «Mi scusi, giovanotto» esordì la vecchia. Aveva una voce gutturale. La pelle del viso non appariva veramente grigia osservata da vicino, ma era solo rivestita di un malsano giallastro spento, dovuto all’età. Giovanotto! Thomas sussultò. Da quanti anni era che nessuno più lo chiamava così? Dai tempi delle scuole medie, probabilmente. Tossì. Poi, cercò di rivolgere un sorriso alla donna. «Le dispiacerebbe dedicarmi cinque minuti?» Da: Non chiedergli il colore dei fiori “Rimase a osservarne la danza, sedotto dai suoi movimenti. Le sue mani sottili svanirono con movimenti delicati nella cesta, mentre arcuava la schiena. L’illusionista prese a lanciare dei fiori assurdi in direzione della donna, lei si gettò su di essi con un movimento rapito, improvviso; la lingua catturò i petali e li fece sparire nella bocca. Le sue movenze erano rapide e fluide, ma l’impressione che Fabio aveva avuto non era dovuta al gioco di luci: la sua lingua era innaturalmente lunga. Impossibile.” Acquista il volume sul sito dell'editore Aggiungi ai preferiti (114)
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